Fisica quantistica e comunicazione

Tratto dal Saggio
Il 7 e l’era dell’Aquario”
Imprenditoria e Management del nuovo Millennio
Autore Ercole Marcheschi

Campi Morfici

Se vuoi scoprire i segreti dell’Universo, inizia a pensare in termini di energia, frequenza e vibrazione. – Nikolas Tesla

I campi morfici vanno inquadrati all’interno dei concetti di sincronicità, entanglement ed inconscio collettivo che ho brevemente indagato nelle pagine precedenti.

Rupert Sheldrake, Biologo e Saggista Inglese, nel suo libro “A new science of Life” definisce i campi morfici “campi di energia localizzati dentro ed intorno ai sistemi viventi che si organizzano ed evolvono “imparando” da una memoria collettiva che travalica il tempo e lo spazio”. Quindi tutto sarebbe regolato sì da leggi della fisica ma anche da campi organizzativi invisibili.

La natura presenta un numero incredibile di forme per le quali la biologia non è ancora riuscita a dare risposte. Nessuno è in grado di capire perché, ad esempio, due cellule di una stessa pianta e con DNA identico si sviluppano in forme diverse, una dando vita ad una foglia ed un’altra ad un gambo.

E lo stesso quesito si ripropone nell’essere umano, dove una cellula diventa una cellula epiteliale ed un’altra una cellula muscolare quando il DNA di ciascuna è lo stesso: miliardi di cellule differenziate per compito e in grado di rigenerarsi.

Risulta evidente per Sheldrake che deve esistere qualcosa di ancora più profondo del DNA che ne regola il funzionamento.

Non entro in meriti tecnici, non sono certo all’altezza, di sicuro prendiamo atto che la scienza classica è ferma agli aspetti cosiddetti misurabili: non potendo essa fornire spiegazioni oltre quei termini, in linea con la fisica contemporanea Sheldrake propone la teoria dei campi morfici secondo la quale la guida del programma genetico organizzato dal DNA risiederebbe sotto forma di informazione a livelli energetici molto più sottili di quelli considerati fino ad ora.

Sheldrake ha introdotto quindi l’ipotesi che sia la struttura sia i comportamenti caratteristici di tutti i sistemi chimici, fisici e biologici esistenti in natura, siano guidati e plasmati da campi organizzativi, da lui chiamati appunto campi morfici, che, come esseri invisibili, agiscono aldilà dello spazio e del tempo.

Per Sheldrake il campo morfico non è fissato una volta per tutte da un’equazione matematica, si evolve, e la sua struttura dipende da ciò che è accaduto in precedenza contenendo esso una sorta di memoria. Attraverso la ripetizione i modelli che il campo organizza divengono sempre più probabili, sempre più abituali, rafforzandosi continuamente.

I campi morfici di ogni sistema esercitano la loro influenza su sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.

La risonanza morfica individua l’idea secondo cui ogni individuo facente parte di una specie attinge alla memoria collettiva campo morfico della specie e si sintonizza con i suoi membri precedenti contribuendo a sua volta all’ulteriore sviluppo della specie stessa.

Campi Morfici e Connessioni

Le implicazioni di questa teoria sono di portata immensa; Sheldrake ci offre nuove visuali rispetto agli istinti ed ai comportamenti in campo sociale, artistico, scientifico, ecc.; i campi morfici, inoltre, propongono nuove prospettive rispetto alle strutture sociali, alle forme culturali ed alle idee.

Infatti, secondo la sua ipotesi, “i campi morfici si estendono oltre il cervello, fin nell’ambiente circostante, legandoci agli oggetti che cadono sotto la nostra percezione e rendendoci capaci di agire su di essi attraverso le intenzioni e l’attenzione” [Sheldrake R., 1999].

In campo psicologico questa ipotesi offre un substrato scientifico al fenomeno della “profezia che si auto avvera”, a dimostrazione dell’influenza che esercitano le convinzioni individuali sulla costruzione della realtà e del perchè le aspettative di un individuo influiscono sulla condotta comportamentale di altri individui.

In campo psicoanalitico Sheldrake apre ad una lettura biofisica della teoria dell’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung. In campo sistemico-relazionale offre una valida interpretazione del funzionamento delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger.

In termini di gruppi sociali, infatti, il campo morfico sottende all’idea che ogni insieme strutturato di persone è organizzato da un campo indefinito che contiene anche una memoria sociale del passato a cui ogni individuo si collega attraverso il fenomeno risonanza morfica: il cervello umano, in questa visione, sarebbe comparabile ad un organo di Connessione con la banca dati memoria collettiva umana.

Sheldrake avanza cioè l’ipotesi che i “campi ricordi” non risiedano nel corpo umano e che questa memoria, enorme campo di informazione, non si troverebbe nel cervello ma in una zona comparabile all’inconscio collettivo definito da Jung.

La sua ipotesi è, inoltre, che l’apprendimento non avviene solo a livello individuale ma anche a livello di specie. È sperimentato che negli esseri viventi, le cui affinità hanno determinato un sistema, certi comportamenti che si verificano in un determinato luogo all’interno di una comunità si ripropongono in breve successione in comunità affini distanti nel tempo e nello spazio.

La sua teoria suggerisce che i campi di risonanza morfica per gli esseri umani, ma anche per le altre creature evolute nell’universo, non contiene solo i piani genetico-biologici dei corpi fisici ma anche la loro natura psichica. I nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre sensazioni sarebbero collettivamente influenzati.

Esisterebbe una memoria collettiva propria a ogni specie biologica alla quale, in certe occasioni, ogni membro attinge in modo globalmente sincronico.

Il meccanismo di risonanza morfica sarebbe dunque una trasmissione non localizzata di informazioni da un punto all’altro dello spazio-tempo simile al campo quantico che caratterizzerebbe particolarmente i sistemi biologici e l’elemento psichico che è loro associato strutturalmente.

Di fatto ogni livello di organizzazione possiede un proprio campo morfico. Riflettendo, noi tutti viviamo realtà di ogni tipo in cui possiamo rilevare le caratteristiche appena illustrate: Associazioni, Partiti politici, Comunità, Paesi, Città, Stati ecc..

Le Imprese non fanno certo eccezione e le Connessioni, così come indagate, danno vita ad un proprio campo morfico.

Risonanze e Connessioni         

Gruppi di persone che pensano in una stessa direzione creano delle strutture energetiche d’informazione, creano Connessioni.

Queste strutture incominciano a evolversi e ad espandersi autonomamente aderendo a princìpi condivisi e le persone cominciano così ad agire negli interessi dell’obiettivo collettivizzato.

Fin dall’infanzia ci hanno insegnato a sottometterci alla volontà altrui, a fare il nostro dovere, a servire la patria, la famiglia, il partito politico, l’azienda, lo stato, l’idea. Servire tutti e solo in ultima istanza noi stessi. Ognuno di noi ha un senso più o meno forte del dovere, della responsabilità, dell’obbligo. Ognuno di noi, in un modo o in un altro, “presta servizio” presso una comunità o un gruppo: la famiglia, il club, la scuola, la ditta, il partito politico, lo stato e così via.

Tutte queste strutture sono nate, nascono e si sviluppano quando un singolo gruppo di individui inizia a pensare e ad agire in una stessa direzione.

A questo gruppo aderiscono poi nuove persone, la struttura cresce e si allarga, prende forza ed a lungo andare può coinvolgere larghi strati di società.

La struttura prende vita quando i pensieri di un gruppo di individui vanno in una stessa direzione e di conseguenza i parametri di energia mentale di ognuno sono risonanti.

L’energia del pensiero dei singoli individui si fonde in un unico flusso. In questo caso, in mezzo a un oceano di energia libera si crea una struttura energetica d’informazione singola ed indipendente. La Connessione Imprenditoriale è assimilabile a questa struttura, essa comincia a vivere di vita propria e ad attrarre alle sue impostazioni gli individui che trovano Connessione.

Campi morfici, risonanze, connessioni e comunicazione d’impresa

Un attento e critico lettore è in grado di cogliere come “bene e male” si annidano all’interno di queste dinamiche e come queste dinamiche, veramente potenti, vengono continuamente attivate nella vita di noi tutti, tutti i giorni: viviamo approcci manipolativi e conseguenti effetti che possono arrivare ad essere anche micidiali o, al contrario, assumere connotazioni incredibilmente positive.

Il mio approccio si rifà al “Pensiero positivo” è assolutamente laico e costruttivo ed è volto a stimolare la consapevolezza individuale affinché ognuno possa trarre le proprie conclusioni.

Le Connessioni Imprenditoriali, per loro natura, attivano il Pensiero Positivo, coloro che operano in cooperazione raggiungono risultati solo se le collaborazioni sono costruttive e prive di pregiudizi.

La comunicazione d’impresa nel mondo attuale, globalizzato, diventa quasi un’arte che seduce le Persone verso la partecipazione ad una situazione emotiva comune facendo tesoro delle teorie scientifiche sopra enunciate.

Essa stimola la consapevolezza e la comprensione delle modalità dello stare insieme accomunando e comunicando idee e pensieri utili allo sviluppo dei mercati, dei territori e delle comunità.

La comunicazione di impresa contemporanea deve essere in grado di coinvolgere conoscenze multidisciplinari che attivino la trasmissione e la divulgazione di un sistema di relazioni e di Connessioni e non può non annettere estrema importanza ai fenomeni ed alle dinamiche appena illustrate.

Essa deve favorire e promuovere il trasferimento tecnologico e culturale in una prospettiva di sviluppo che traguardi valore della produzione e sviluppo del sistema territoriale di riferimento.

L’attivazione di un siffatto circuito virtuoso non può che arricchire di contenuti e valori rappresentativi le Persone e l’ambiente culturale e sociale entro cui agisce, vere radici dello sviluppo e della innovazione.