Coronavirus – l’Europa e’ sull’orlo del precipizio

Autore Ercole Marcheschi

Pubblicato il 15 marzo 2020

Le ultime notizie dall’Europa suscitano qualche riflessione.
Il virus sta velocemente invadendo i paesi europei proprio nel momento in cui la crisi, prima finanziaria (banche tedesche) poi economica (fase recessiva complessiva), stava determinando allarmi dovunque.
Ci aspettavamo, da parte delle Istituzioni europee, un rinserrare i ranghi ed una serie di iniziative volte ad affrontare in maniera sistemica i serissimi problemi che si stavano accavallando ma, per molti giorni, il silenzio è stato assordante.
Noi Italiani stavamo vivendo il primo attacco virale al continente e, fra gli scherni ed i sorrisi alla Sarkozy che ci arrivavano da tutte le parti, abbiamo fatto il nostro dovere di nazione, reagendo abbastanza tempestivamente grazie al Sistema Sanitario ed alle Regioni che per prime hanno subito l’impatto, nonostante la comunicazione, per così dire altalenante, propostaci da un Governo di fatto impreparato ed incerto sul da farsi.
Mentre il Governo ci propinava comunicazione “tira e molla” da tutti i palcoscenici disponibili, la situazione si è aggravata fino al punto che stiamo tutti a casa, non si sa per quanto tempo, e con una prospettiva economica interna davvero preoccupante.
I tentennamenti dell’Europa sono stati subito evidenti ed i nostri governanti si sono limitati a preannunciare un “lieve” sforamento al patto di stabilità, subito accettato dalla Commissione Europea, tanto toccava il nostro disavanzo e non avrebbe coinvolto di certo gli altri Paesi Europei.
Ma il Virus non stava aspettando ed irrompeva come un uragano in tutta Europa rischiando di diventare “il colpo di grazia”.
I rapporti si testano nei momenti di difficoltà, non certo a chiacchiere, e i momenti di difficoltà sono dirimenti nella scelta della via da percorrere: nella fattispecie l’Europa è al bivio, o viaggiare tutti insieme e superare le difficoltà avendone il potenziale e andando verso il tanto auspicato salto di qualità o, viceversa, intraprendere strade diverse, badando al “particulare” e dividendo i protagonisti con l’effetto sicuro di scavare un solco incolmabile ed irrecuperabile sia sul piano sociale che su quello politico.
Stiamo assistendo ad uno spettacolo impresentabile, il virus si è abbattuto su un Europa allo stremo, in mano a finanzieri speculatori e ad un “bastione” di burocrati, una Europa i cui organismi antidemocratici non hanno mai funzionato armonicamente: una situazione siffatta non può che rivelarsi letale.
La UE dimostra appieno i suoi oltre 60 anni vissuti male, sempre autoreferenziale, rapinando chi poteva, senza mai provare ad impostare e ad operare per un vero comune assetto politico prima che finanziario, affetta da un insanabile egoismo e pangermanismo dominato da un complesso di superiorità, mai nascosto, dei paesi del nord nei confronti di quelli del sud-est e con una Francia dilaniata da entrambi i complessi contrapposti, inferiorità verso i nordici e superiorità (sapendosi inferiore) nei confronti dell’Italia.
Una Europa che deve ringraziare un certo Draghi che, praticandole una continua “infusione sanguigna” per otto anni, ha fatto sì che scampasse alla morte per i guai finanziari autodeterminati (i tedeschi ne sanno qualcosa e non amano l’”Italiano”, lo hanno sempre contrastato e detestato perché non ha mai accettato di sottomettersi).
E non basta; credendosi tutti immuni dal virus, hanno osservato con distacco quello che nell’ultimo mese stava accadendo all’Italia, ritenuta un essere inferiore, ed anziché prepararsi con farmaci antipolmonite ed attrezzature per la ventilazione, sono stati al lavoro predisponendo gli strumenti per accaparrarsi il suo “patrimonio” nazionale, imprese ed infrastrutture (come accaduto con la Grecia), ed il patrimonio di rapporti e contratti che l’Italia, attraverso Imprese Italiane di prima fascia, intrattiene con molti paesi mediterranei.
In particolare Francia e Germania, in queste settimane, approfittando di quanto ci stava accadendo e consapevoli dell’inettitudine del nostro ministro degli esteri, si sono rincorse facendo a gara nel promuovere accordi con i paesi mediterranei per scalzare le posizioni italiane.
In questo quadro, e con questi presupposti, è difficile che la paziente Unione Europea possa sopravvivere all’aggressione del virus che, sottovalutato solo perché aveva attaccato per primo un paese ritenuto minore, cioè l’Italia, ora si è impossessato interamente di lei Europa.
La dichiarazione di pandemia ha aggravato la situazione ed ora si dovrebbe lavorare per venirne fuori al più presto con il minor danno possibile, non si può fare altro.
Risulta ormai chiaro a tutti che servirebbe una poderosa azione congiunta e coordinata su due direttrici principali, una di concreto sostegno alle economie di tutti gli Stati e l’altra, forse per prima, volta alla prevenzione sanitaria anche con l’ausilio delle attività di ricerca scientifica che, coordinata su scala europea, potrebbe raggiungere risultati incredibili e costituire un notevole cespite di ritorno economico visto il mercato mondiale che si è aperto in termini di farmaci antivirali.
Grande crisi Grande opportunità quindi: Il virus potrebbe essere l’occasione per passare dalla solidarietà e dall’Unione Europea fatta di Riti, Parole e Cene, ad un sistema interstatale vero, con un solo esercito, una politica fiscale unica, una sanità comune, un governo eletto da tutti, un capo Istituzionalizzato: una vera democrazia che scalzi definitivamente il Trattato di Lisbona che, sottraendo proditoriamente sovranità agli stati membri e conferendola di fatto alla Commissione Europea, ha creato i presupposti del disastro.
Potremmo così, finalmente, pensare anche agli eurobond e scalzare definitivamente il potere dello spread, delle società di rating e della finanza speculativa, visto che ora pure gli ultraeuropeisti Prodi e Monti e il Cottarelli con il trolley (l’economista più indipendente che abbiamo in Italia), sembrano sposare (bontà loro) la vecchia idea del neo sovranista Tremonti.
Per me, ancora Mazziniano convinto, è un sogno ma i segnali che arrivano sono, a dir poco, negativi.
Il Virus che vedo affacciarsi, e che si affianca al Corona, porta il nome di due donne, una francese ed una tedesca. La prima la Presidente della BCE, francese di nascita ma tedesca di fede, Christine Lagarde, e la seconda Ursula Von der Leyen, tedesca fino al midollo (peraltro entrambe sembrano rispondere a ben altri padroni).
La Lagarde, che ha nel board BCE tedeschi molto influenti che hanno sempre mal digerito Draghi, si è affrettata a provocare sfacciatamente, e secondo me artatamente, una micidiale perdita della borsa italiana con dichiarazioni che hanno dell’incredibile proprio perché intempestive, fuori luogo e solo provocatorie.
La Von der Leyen, più subdola, ha dichiarato il perfetto contrario, promettendo il suo massimo impegno verso i paesi colpiti dal contagio, salvo poi scrivere il provvedimento in modo da favorire al massimo la Germania al punto che sembra redatto dai burocrati tedeschi.
Ho sempre pensato (e scritto) che le donne hanno doti superiori a noi uomini, determinazione, percezione, intuizione, e quelle al vertice possiedono quasi sempre autonomia di giudizio e sanno prendere le distanze dai condizionamenti esterni: le due ai vertici dell’Europa hanno dimostrato tutto il contrario o, forse, sono state scelte perché prive delle doti indicate: deludenti è dir poco!
A pensar male spesso ci si azzecca ed io penso che le modalità di comunicazione delle due signore sono state studiate a tavolino per ottenere il massimo risultato per Germania e Francia, cioè la perdita di valore di titoli strategici di imprese italiane, subito riacquistati, da chi di dovere, al prezzo più basso possibile: e chi paga? Io lo so! Spero che i nostri Servizi Segreti, che stanno indagando, ci diano lumi.
Altra ipotesi non del tutto peregrina ma certamente più futuribile: non è che la Germania sta montando, per gradi, una serie di pretesti per crearsi una sorta di copertura politica, una serie di alibi che gli consentano di uscire al momento opportuno, con il minor danno possibile, da questo ginepraio, a cui si è avviluppata, rappresentato da questa sottospecie di UE, ormai ingovernabile e, comunque, non più conveniente e coerente rispetto agli obiettivi egemonici che erano stati posti?
Il Papato, in moltissimi secoli di egemonia e dominio, ha fatto vera scuola a noi italiani, al punto che l’insegnamento è nel nostro DNA, nel nostro “Campo di Conoscenza Collettiva” per dirla alla Jung.
Noi Italiani abbiamo moltissimi pregi ma forse pecchiamo di determinazione e di testardaggine; i paesi europei nordici, invece, spesso eccedono in quelle “qualità” in cui noi pecchiamo, (la storia dimostra), con il risultato che quando credono di aver vinto si ritrovano con un pugno di mosche o peggio.
Gli italiani, pur a fatica, alla loro disordinata maniera, disorientati anche dal governo liberista e globalista poi accondiscendente Europeista per convenienza e sopravvivenza, stanno cambiando il proprio stile di vita e stanno consapevolizzando al di là delle apparenze, si stanno rendendo conto che qualcuno li ha condotti artatamente sulla strada della “perdizione”.
Gli euroburocrati, arroganti e sussiegosi, largamente tedeschi, stanno procedendo, da Quarto Reich, come Panzer Division sulla linea (Maginot) dettata dalla Germania, la quale dimostra di non aver perso il vizio e di non aver capito che i danni maggiori li pagherà Essa, direttamente.
Come già accennato la Von der Leyen ha dichiarato all’Italia che “la mano tesa” consisterà nel non considerare nel patto di stabilità gli aiuti di Stato alle aziende colpite dal coronavirus, e cioè che quei fondi non saranno computati in termini di deficit. Ci creeremo così ulteriore debito e lo spread salirà oltremodo: vedo già il sorriso sadico, irridente della Lagarde (uguale a quello di Sarkozy) (Lagarde, già responsabile della politica del Fondo Monetario che ha affamato la Grecia), la Lagarde che ha ben chiaro che, siccome gli aiuti di Stato previsti da Conte per le nostre aziende ammontano a 25 miliardi a fronte dei 550 messi a disposizione dalla Germania e dei tanti che ne metterà a disposizione Macron, i tedeschi ed i francesi saranno liberi in Italia, con soldi pubblici, di fare shopping delle nostre imprese ormai decotte o ampiamente sottovalutate.
Insomma, anche nell’emergenza umanitaria l’Unione si rivela un comitato d’affari tedesco con la Francia in scia.
Non ne abbiamo abbastanza? Io penso di sì, gli italiani sono risvegliati e non sono disposti a sopportare ulteriormente: prevedo che a breve sapranno dimostrarlo in maniera eclatante.
Fate attenzione liberisti, globalisti, buonisti, quello che avete montato in questi anni è ormai allo scoperto.

Ercole Marcheschi

Christine Lagarde, scrisse alcuni anni fa all’allora presidente francese Sarkozy:
«Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente:
1) Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia.
2) Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono.
3) Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole.
4) Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting.
5) Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile. Con la mia immensa ammirazione, Christine L.».
La data esatta della lettera non si conosce, risale probabilmente ai tempi della vittoria alle presidenziali di Sarkozy, quando la Lagarde, che era appena stata eletta la dodicesima donna più importante del mondo da Forbes, puntava a diventare ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Fillon, come poi puntualmente avvenne.
Non è da escludere che la stessa tecnica la abbia usata con la Merkel per arrivare alla BCE.