Contagio: guardiamo avanti senza dimenticarci del passato

 

Autore Ercole Marcheschi

Pubblicato il 17 Marzo 2020

L’ombra di una epidemia che sembra inarrestabile si allunga sull’Italia alimentando così paure ancestrali cui non eravamo più abituati.
E’ noto, nel mondo della medicina, che stress, paura e stati ansiogeni diminuiscono e compromettono fortemente l’efficacia delle difese immunitarie di un individuo.
Purtroppo ansia, paura e stress è proprio quello che viene veicolato costantemente in queste ultime settimane, con un continuo “tam-tam mediatico/politico terroristico” e con una sovramplificazione delle notizie e dei vari provvedimenti.
La paura è una delle ombre più devastanti, ci porta nella direzione dell’interruzione della capacità di agire e reagire, lasciandoci condizionare dalle emozioni negative.
Allontaniamoci dai “Veli di Maya” dell’illusione e dalla paura, alimentati dal sistema politico e mediatico, che non fanno altro che renderci più deboli perché questo è ciò che vogliono e noi non stiamo al gioco di nessuno.
La paura è una pessima consigliera cui non bisogna mai dare ascolto privilegiando, al contrario e dopo un profondo respiro, l’analisi razionale di ciò che sta accadendo sul piano sanitario ed economico.
Le sfide immediate che si prospettano sono due, la prima è battere il virus e la seconda ricostruire una economia, distrutta da ormai tanto, troppo tempo, e non certo dal virus: sulle cause della distruzione magari avrò modo di tornare.
Le misure varate dal governo per combattere la proliferazione del coronavirus, oltre ad essere tardive e sconclusionate, serviranno solo ad allungare l’agonia se non troviamo la forza di reagire e di “cambiare verso” rispetto al recente passato liberista e globalista (come il virus) fino al disprezzo della vita umana, della Persona e della dignità che si ha di diritto per nascita.
Non partiamo da zero, siamo l’Italia, un Popolo, una Nazione dalle mille risorse, guidati sempre da una incredibile, innata capacità di adattamento e creatività.
Per vincere le sfide abbiamo bisogno di far lavorare insieme i due emisferi del cervello, abbiamo bisogno di Creatività (femminile) e Razionalità (maschile) e mettere in campo un po’ di coraggio nazionalistico.

Prima sfida
Questo nemico sconosciuto ed invisibile può essere battuto lasciandolo sempre più solo ed accentuando il nostro isolamento, lo stare a casa della stragrande maggioranza delle persone. Contemporaneamente dobbiamo far sentire la nostra energia, la nostra presenza e compartecipazione, onorando e sostenendo quanti negli ospedali, un nutrito numero di eroi, Persone, responsabilmente ed oltre ogni limite, essenziali per la vita di tutti, lavorano instancabilmente, a disprezzo del pericolo, a rischio della propria salute e con grande sacrificio proprio e delle proprie famiglie.

Seconda sfida
Altrettanta vicinanza e riconoscenza la dobbiamo riservare ad altre categorie di Persone: la nostra economia, fatta di Produzione e Servizi in filiere produttive, ha un foltissimo nucleo di “Soldati” a difesa che non ha abbandonato il proprio posto di lavoro, magari si ritirano strategicamente nella propria abitazione. Dotandosi di mezzi tecnici e tecnologici non del tutto adeguati (essendo stati presi alla sprovvista), costoro, utilizzando al meglio le inadeguate infrastrutture, stanno faticosamente facendo fronte ad un attacco proditorio ed inaspettato, gestendo al meglio lavoro, figli e famiglia in un clima di ritrovata coesione. Trattasi di Imprenditori, dirigenti, impiegati, operai di fabbriche e aziende che sanno che dovranno sudare, ora in difesa poi in ricostruzione, per poter garantire la sopravvivenza propria e del nostro amato Paese.
Costoro, noi tutti, stiamo trovando una grande risposta dalla tanto bistrattata scuola, in particolare da Presidi ed Insegnanti, che dalle macerie di un sistema scolastico lasciato per troppo tempo a se stesso, che ha abbondantemente dimostrato la sua inadeguatezza in termini di qualità e strutture, (quelle tecnologiche quasi del tutto assenti), grazie al loro grande senso di responsabilità e di dedizione nei confronti degli alunni, stanno recuperando un ruolo fondamentale nei confronti delle famiglie, impegnandosi alacremente nelle nuove tecniche di formazione a distanza e di lezioni attraverso i sistemi digitali.
Questi sono gli eroi civili che credevamo fossero scomparsi nell’era delle grandi tecnologie, dell’intelligenza artificiale e del liberismo globalizzante, gli eroi civili che stanno dimostrando, come era logico attendersi, la insostituibilità delle Persone, delle famiglie e delle comunità a tutti coloro che ritenevano di poter sostituire l’uomo tanto sul terreno del pensiero e della ricerca scientifica quanto, naturalmente, su quella della tensione etica e morale che fa appunto dell’uomo un “unicum” creativo insuperabile.
A ciascuno di noi l’onore e l’obbligo di essere soldati in armi per sostenere quanti combattono al fronte in ospedale o nelle fabbriche o nei servizi essenziali in questa guerra a tutela di tutti.
Noi siamo ottimisti, siamo convinti che a fine marzo cominceremo a vedere i primi effetti positivi per poi vedere il contagio gradatamente spegnersi.

Un pensiero deve attenuare la nostra giusta preoccupazione, i cinesi della provincia di Hubei, 60 milioni di abitanti come noi, sul piano medico ce l’hanno fatta con grande determinazione e noi siamo più bravi.

Questo non significa che a fine marzo sarà tutto finito, dobbiamo affrontare la parte economica per la quale le “cure intensive” si protrarranno per 3-4 mesi.
Occorre intervenire con estrema urgenza per il rafforzamento del sistema sanitario nel suo complesso, particolarmente nelle aree più deboli, attraverso una sburocratizzazione dei sistemi di approvvigionamento e l’affidamento di responsabilità in capo ad un commissario dotato di adeguate garanzie e poteri (Bertolaso insegna).
Nella fase di “cure intensive” la crisi occupazionale dovrà essere affrontata dal Governo intervenendo sugli oneri Aziendali per tutte le Aziende chiuse o a produzione ridotta e con sospensione congrua di pagamenti di imposte, mutui, bollette, ecc.
Le Aziende necessitano che venga loro garantita la liquidità che verrà meno ed il Governo dovrà intervenire concedendo alle piccole medie imprese garanzie pubbliche per l’accesso al credito. Diverso il discorso per le grandi imprese per le quali sono necessari interventi legislativi per la riduzione dei vincoli che la vigilanza bancaria europea pone alle banche per il credito erogato.
Alle fasce più deboli va garantita la sopravvivenza ampliando e migliorando la qualità degli interventi attraverso il reddito di cittadinanza.
A fianco dei provvedimenti finanziari urgenti sarebbe il caso di mettere a punto disposizioni immediate che favoriscano il rientro delle Imprese delocalizzate e che si attui finalmente un corposo intervento di “deregulation”, una sburocratizzazione a tutto campo: responsabilizzare gli Italiani e liberarli dalla massa di intralci che impediscono qualsiasi iniziativa libera.
Assisteremo ad una significativa riduzione del Pil ma la causa non è riferibile a crisi strutturale della economia mondiale ma a fattori esogeni legati all’epidemia presente non solo in Italia.
Per l’Italia si aggiunge il problema strutturale preesistente.
Si impongono misure strategiche, nazionali ed internazionali, per attivare e sostenere la ripresa economica che certamente avverrà.

Grande crisi grande opportunità
potremmo dar luogo quasi una Nuova Rivoluzione Industriale.
C’è disponibile grande liquidità internazionale ferma ed in attesa di trovare nuove opportunità di impiego. I Beni Culturali possono essere un grande cespite che nessuno al mondo può copiare, grandi tecnologie sono in grado di migliorare la produttività delle aziende, l’ambiente e l’assetto idrogeologico del territorio richiedono grandi investimenti pubblici e offriranno grande occupazione: queste sono le direttrici su cui impostare la Strategia di Paese certi che nessuno può farci concorrenza diretta. Ci sono seri presupposti per una fase di “ricostruzione” come quella post bellica, da affrontare con molta attenzione e responsabilità, perché niente sarà più come prima.
Abbiamo bisogno che si metta in moto una nuova generazione di Intellettuali che guardino al futuro con la conoscenza del nostro DNA.
La credibilità dell’Italia è solo offuscata per molteplici fattori che potremmo indagare ma non serve ora. Possiamo subito rientrare al nostro posto e nel nostro ruolo rimodulando un approccio originale alla cultura d’Impresa, educando e formando verso un altro tipo di economia molto più articolata, complessa, molto più adatta alla nostra creatività, molto più socialmente responsabile. Occorre formare Manager orientati alle nuove scoperte della fisica quantistica, sensibili rispetto a dinamiche imprenditoriali diversamente articolate, preparati in base nuovi modelli organizzativi che lascino ampi spazi a contributi talentuosi, che promuovano cooperazione attiva fra le Persone e che nella comunicazione e nel marketing sappiano interpretare i nascenti raccordi fra scienza e filosofia.
La “Ricerca e Sviluppo”, a tutti i livelli, è in attesa della insostituibile capacità Italiana e noi dobbiamo fare in modo che sia il mezzo milione di Italiani, laureati ed all’estero, sia i presenti di valore, trovino validi motivi per operare nel loro/nostro Paese certi del riconoscimento del loro valore e del rispetto della loro dignità: molti non vedono l’ora di rientrare, sanno che la globalizzazione ed il liberismo sfrenato hanno concluso la loro parabola ed aspettano con ansia che ci siano le condizioni per tornare a casa.
Svegliamoci, la Germania ha messo in campo 550 miliardi e la Francia la sta seguendo da vicino. I nostri 25 miliardi sono briciole e dimostrano la pochezza e la mancanza di coraggio della classe politica di governo.

Uno sguardo all’interno del nostro Paese
La nostra classe politica non ha mai tenuto in giusta considerazione la massa di liquidità in possesso degli Italiani. Il risparmio privato degli Italiani può accompagnare risorse pubbliche incredibili: l’Italia operosa è capace di accumulare risparmio, al 2018 aveva raggiunto una disponibilità finanziaria (contanti azioni obbligazioni e patrimonio velocemente liquidizzabile) pari a circa 4244 miliardi di euro di cui 1379 miliardi sui conti correnti: è questa la rapina che l’Europa intendeva perpetrare? Prego non si parli di debito pubblico.
Una siffatta quantità di liquidità può costituire una leva incredibile sui mercati finanziari internazionali e potremmo essere noi i protagonisti di una nuova economia. Immaginate il potenziale esprimibile per rendere più vivibile il pianeta, per rilanciare da un lato l’offerta che oggi soffre la interruzione delle filiere e dall’altro una domanda internazionale che sta velocemente deteriorandosi e che aspetta il rilancio, magari sostenibile.
Certo, dopo 25 anni di bassa crescita e di bassa produttività i cosiddetti partiti devono recuperare una “professionalità politica” da troppo tempo smarrita, devono smetterla di svendere, a pezzi, il “gioiello Italia”, devono recuperare quella sovranità, ceduta senza che ce ne accorgessimo, alla BCE ed alla Commissione Europea (non all’Europa) attraverso il Protocollo di Lisbona: tutto ciò molto prima che l’Europa raggiungesse almeno un obiettivo minimo di unità politica.
E’ il momento di unirsi e di presentarsi a Bruxelles dignitosamente, come non abbiamo mai fatto, e pretendere di rinegoziare le condizioni originariamente poste dai padri costituenti e travolte da patti successivi antidemocratici che hanno condotto l’Europa, come stiamo vedendo, sull’orlo del baratro: basta chiacchiere e buoni propositi, non è più il tempo!
l’odierna unità di intenti intorno a Conte ed ai suoi ministri, in un momento così difficile, non era un’opzione: quando il contagio si attenuerà, dovrà però cedere il passo, attraverso libere elezioni, ad una severità di giudizio su persone e partiti negli ultimi 30 anni perché questo splendido Paese, l’Italia, deve scegliere democraticamente e consapevolmente da chi essere guidata, mandando a casa incompetenti manettari capaci di alimentare odio e incapaci di garantire pace sociale, sviluppo sostenibile e serenità operosa.
Credo che vivremo una fase simile a quella post bellica che ci ha condotto alla grande rinascita: mi auguro di vederla e viverla!