Connessione quantica

Tratto dal Saggio “Il 7 e l’Era dell’Aquario – Imprenditoria e Management del Nuovo Millennio”

Autore Ercole Marcheschi

 

“Siamo parte di una ‘memoria collettiva’ alla quale tutti noi ricorriamo; inconsciamente siamo tutti collegati con ogni altra cosa ed ogni altro essere…” Carl Gustav Jung

La Fisica Quantistica impone la sua primazia a tutto campo

Obiettivo di questa breve indagine è prendere atto dei riscontri scientifici che avvaloravano le scoperte relative all’Universo Quantico e cercarne di capire gli effetti pratici e le ricadute sulla vita di tutti i giorni delle Persone e sulla modificazione possibile di molte dinamiche con particolarmente riferimento al mondo delle Imprese

Tre fenomeni legati alla fisica quantistica, l’entanglement, la sincronicità e la legge di attrazione, che possono meglio far comprendere come le dinamiche umane si vanno modificando.

La fisica quantistica indaga, in base ad una teoria piuttosto complessa, sulla natura profonda della realtà che si contrappone alla descrizione fornita per secoli dalla fisica classica.

Secondo la teoria dei “quanti” gli elementi più piccoli costituenti la materia non sarebbero gli atomi bensì concentrati di energia non ulteriormente riducibili, “la Particella di Dio”.

Sia a livello subatomico che a livello macroscopico la realtà è energia ed i corpi possiedono un campo di estensione vibrazionale che permette, anche a grandi distanze, la reciproca interazione.

La fisica quantistica rivelerebbe, quindi, una realtà differente da quella che possiamo esperire tramite i sensi: se ogni cosa esistente è energia la realtà non è che un insieme di possibilità infinite che solo in relazione ad un osservatore può concretizzarsi in fenomeni e forme percepibili; anche il pensiero fa parte della realtà ed è, pertanto, un’entità materiale che soggiace ai meccanismi della fisica quantistica.

Da un punto di vista filosofico si potrebbe quindi affermare che siamo noi stessi a creare tutto ciò che percepiamo e che abbiamo ogni giorno l’occasione di modellare la realtà a nostro piacimento solo mediante il nostro pensiero.

 

 L’entanglement: un legame che trascende le distanze

Da un po’ di tempo è in uso un termine, l’Entanglement, una metafora attraverso la quale molti ricercatori comunicano l’esistenza di modi diversi di entrare in contatto tra entità rispetto a quelli contemplati dalla Fisica Classica, che siano particelle o esseri umani. In particolare, nel campo della comunicazione si tende a spiegare lo scambio di messaggi tra menti umane avulso dall’uso dei cinque sensi attraverso una sorta di Connessione spiegabile appunto con il fenomeno dell’Entanglement.

Oggi, sulla scorta di nuove prove di laboratorio, la teoria viene suffragata da fatti concreti, dalla sperimentazione che mette in luce senza ombra di dubbio ciò che Albert Einstein aveva compreso teoricamente senza averlo potuto provare e cioè che tra particelle subatomiche che entrano in contatto tra loro si innescano processi connettivi che si verificherebbero anche a distanze abissali. In base a tale teoria, verificata scientificamente, le particelle subatomiche collasserebbero nello stesso modo allo stesso momento, proprio come se una, vivendo uno stato, lo trasmettesse all’altra, oppure come se istantaneamente i fenomeni di posizione o di stato avvenissero all’unisono. Anche se non ci sono spiegazioni, secondo la Fisica subatomica è certo che accada.

La Meccanica Quantistica è sicuramente la branca (tra quelle sperimentalmente verificate) più sorprendente e bizzarra della Fisica. Fra tutti i fenomeni “paradossali” della teoria quantistica l’entanglement è forse quello che desta più perplessità.

Il termine “entanglement” può essere tradotto in italiano come groviglio, intreccio, confusione, correlazione, ma tant’è, il termine inglese è quello che meglio comunica.

 

 Fisica Quantistica: brevi accenni

È noto che, per la fisica classica, le forze agiscono applicate in punti precisi o, comunque, attraverso contatto: ad esempio, prendendo un oggetto posso applicare una forza in un certo punto e questa forza tende a spingere l’oggetto.

Nell’elettromagnetismo e, in generale, nelle teorie dei campi, si propongono forze agenti a distanza, senza contatto, tra una oggetto che applica la forza ed un altro oggetto che la subisce (campo elettrico, campo magnetico o campo gravitazionale) per cui, ad esempio, una carica elettrica genera un campo che agisce anche su corpi molto distanti dalla stessa sorgente.

In Meccanica Quantistica, nell’entanglement, questo concetto di azione a distanza si ritrova ma in maniera decisamente più sorprendente. Due o più particelle quantistiche possono essere collegate fra loro da una potentissima e stranissima relazione per cui si dice che le due particelle vivono la loro esistenza tra di loro “entangled”, cioè che le legano indissolubilmente. Se due particelle sono “entangled” ed una delle due subisce un qualsiasi effetto, istantaneamente esso si ripercuote sull’altra anche se tra le due particelle corre una distanza astronomica.

Fondamentale è specificare che le particelle, o fotoni, coinvolti nell’entanglement devono essere state prima entrambe prodotte da un processo che le ha collegate, le ha Connesse, vincolandole in modo speciale.

Nel 1972 i fisici americani John Clauser e Stuart Freedman, e poi nel 1982 il fisico francese Alain Aspect provarono l’esistenza reale del fenomeno.

Recentemente è stato dimostrato che l’entanglement agisce non solo tra particelle o, in generale, in sistemi microscopici, ma anche su scala macroscopica.

Riferendosi al tomo “Meccanica quantistica” (1948), il Premio Nobel Abdus Salam scrive:

“Ora voglio brevemente ragguardarvi su una teoria che pone l’entanglement come base del funzionamento dell’oggetto probabilmente più complesso del mondo: il cervello umano.

Ogni cervello umano è costituito da circa 100 miliardi di neuroni ciascuno dei quali contiene dalle 1000 alle 10.000 sinapsi le quali agiscono alla stregua di interruttori funzionanti centinaia di volte al secondo e con un numero di operazioni pari a circa 10¹ processi al secondo!”

Il grande fisico e matematico inglese Roger Penrose e l’anestesiologo e neurobiologo Stuart Hameroff, unendo il loro sapere, hanno elaborato il più sofisticato modello biofisico del cervello, basato sull’entanglement.

Essi teorizzano che il luogo principale del cervello ove si esplicita uno stato di entanglement è rappresentato dai “microtubuli”.

I microtubuli possono essere visti come il sistema nervoso e “circolatorio” delle cellule in quanto muovono in esse qualunque elemento, ne organizzano la forma e la funzione, comunicano con le membrane e con il DNA nucleare.

I microtubuli sono inoltre una delle principali componenti di ogni singolo neurone nel cervello. Nei neuroni, essi si auto-assemblano al fine di permettere e regolare le connessioni sinaptiche responsabili delle funzioni cognitive.

Inoltre Hameroff si accorse che i microtubuli designano il vero sistema nervoso delle cellule. In particolare egli ha riscontrato che la struttura di questi microscopici organi cellulari, a loro volta formati in gran numero da una singolare proteina, la “tubulina”, è simile a circuiti on-off di un computer: in tale modo le tubuline presenti all’interno dei microtubuli possono assumere il ruolo di “Bit”, o meglio, di “Qbit”, ossia bit quantistici.

Le tubuline entro i microtubuli possono permanere per un certo lasso di tempo in fase di “sovrapposizione quantistica”, mentre, allo stesso tempo, i microtubuli presenti nel cervello si trovano tra loro “entangled”.

Per “sovrapposizione quantistica” mi riferisco ad un principio fondamentale della meccanica quantistica, il primo, secondo cui è possibile che un oggetto quantistico esista in due stati, apparentemente incompatibili, allo stesso tempo.

Le proprietà appena citate (sovrapposizione ed entanglement) sono le stesse rinvenibili nei computer quantistici ove non ci sono più i Bit costituiti da sequenze precise di 0 e 1 bensì i Qbit che rappresentano sovrapposizioni di 0 e 1.

Nei computer quantistici i Qbit comunicano istantaneamente mediante il meccanismo dell’entanglement il che consente di effettuare calcoli straordinariamente veloci.

Insomma l’entanglement è un fenomeno davvero indefinibile, bizzarro, un legame fortissimo tra due o più particelle.

Questo legame, oltre alla fisica delle particelle subatomiche, può interessare anche sistemi abbastanza macroscopici come due diamanti vicini fra loro e non è troppo azzardato affermare che potrebbe essere l’origine del funzionamento del “misterioso” cervello umano.

 

Sincronicita’

Le coincidenze sono fenomeni a volte sorprendenti e la sincronia degli eventi sembra nascondere misteriose connessioni tra la mente ed il mondo circostante.

Può verificare di trovarsi a vivere una condizione per cui la realtà diventa quasi magica, i segnali ci appaiono con chiarezza e fondamentale diventa essere tempestivamente presenti a sé stessi.

Se guardiamo agli eventi con gli occhi della sorpresa e la consapevolezza dell’importanza del presente sul passato e sul futuro, la vita cambia. Si acquisisce determinazione ed il cambiamento si innesca.

Il termine sincronicità va a definire tutti quei casi in cui un episodio, che a prima vista può sembrare una coincidenza, trascende invece la casualità. Diventa quindi un’esperienza sorprendente che acquista un impatto rilevante sull’esistenza e può anche cambiarla radicalmente o cambiarne la visione. E se il modo in cui guardiamo alle cose è strettamente interconnesso con il modo in cui le viviamo ecco che la realtà diventa leggibile e quindi vivibile su un’altra dimensione.

Siamo nell’ambito del collegamento invisibile tra psiche e materia, quell’ambito ampliamente esplorato da Carl Gustav Jung e dal fisico Wolfgang Pauli.

 

La sincronicità di Jung

L’ipotesi della “sincronicità degli eventi” è il prodotto degli studi di Carl Gustav Jung sull’inconscio e dell’unione fra tradizione alchemica e fisica moderna. Negli anni ’50 lo psicoanalista, insieme al fisico Wolfgang Pauli, valutò la possibilità dell’esistenza di uno spazio-tempo spirituale alternativo a quello materiale ed estraneo alle leggi della causalità. Al contrario del principio causa-effetto per cui i fenomeni si manifestano in uno spazio-tempo definiti e sono privi di finalità, gli eventi sincronici, alla stregua dei processi inconsci, avvengono in contemporanea, sono caratterizzati da significati complessi e condividono il fine e sono avulsi dalla causalità.

Le potremmo definire “coincidenze significative” ed identificarle come relazioni tra vissuto personale ed un accadimento incombente, coincidenze tra pensieri e fatti concreti più o meno simultanei ma comunque ravvicinati.

Spesso si è raggiunti da segnali o simboli da interpretare che riguardano la propria evoluzione personale, professionale, indicazioni guida per nuovi incontri o per procedere nella vita, in una ampia accezione, in una direzione anziché in un’altra: conscio ed inconscio che dialogano. Intuito, sensibilità, percezione ci aiutano ad individuare i segnali e ad intercettare le coincidenze che potrebbero ulteriormente aiutarci a raggiungere le mete significative della nostra esistenza.

Le sincronicità, adeguatamente attese ed indagate, possono essere critiche di successo nel nostro lavoro per quanto attiene sia il cogliere opportunità di carriera che di mercato.

 

La Legge di Attrazione

Possedere la facoltà di guidare le proprie esperienze non ha solo risvolti positivi perchè implica la totale assunzione di responsabilità rispetto a tutto ciò che accade nella nostra vita e l’adeguata comprensione dei segnali apparentemente casuali.

Secondo la Legge di Attrazione la coscienza e l’immaginazione creano tendenze capaci di attrarre eventi sincronici nella realtà visibile: “i pensieri diventano cose”.

Ognuno di noi è indirizzato verso ciò con cui si trova più in sintonia, poiché, come spiegato dalla fisica quantistica, siamo tutti collegati: i fatti e le persone che incontriamo sono lo specchio delle nostre volontà.

Negli ultimi mesi i fisici hanno scoperto che l’entanglement si verifica anche tra dieci molecole: i legami invisibili sono quindi diversi, quasi a formare un vero network comunicativo.

Sempre più grandi, sempre più connessi.

 

Intuizioni e percezioni

Nell’immaginario collettivo le decisioni strategiche di un’azienda sono “partorite” dopo estenuanti riunioni, riflessioni, simulazioni tese a chiarire ogni più recondito risvolto: pro e contro, peso dei rischi, possibili conseguenze, vengono sviscerate fino all’inverosimile. La razionalità la fa da padrona, gli emisferi “sinistri” dei cervelli ruotano a pieni ritmi mentre gli emisferi destri “se la ridono” rilassati.

Proviamo ad immaginare uno scenario al contrario in cui un Imprenditore o un Manager dichiarasse di aver assunto una importante decisione in base all’istinto, alla intuizione seppur a seguito di una attenta analisi dei fattori di rischio: inconcepibile!

E’ noto che, particolarmente in occidente, il pensiero razionale ha estromesso ogni possibilità di ricorso all’intuito relegandolo ad una marginalità discriminatrice e sessista priva di ogni credibilità: per troppe persone “l’emisfero destro del cervello riguarda le donne, il pensiero spirituale, la magia” inteso quasi in senso dispregiativo.

Un po’ di ironia non guasta e vuole essere provocatoria per stimolare riflessioni che conducano verso valutazioni più equilibrate ed efficaci visto che l’altra metà del cielo, a dir poco, non è certo da sottovalutare.

Dal punto di vista scientifico (molti studi lo evidenziano) intuito, sensazioni e percezioni costituiscono un potenziale non sfruttato e, rispetto a fasi di scelta, non sono risposte insulse da ignorare o correggere con il ragionamento: esse sono soltanto una diversa forma “tecnica” di elaborazione delle informazioni.

Ho precedentemente analizzato, seppur brevemente, campi morfici e campi di conoscenza collettiva (Jung) che ci vengono in aiuto per confermare come il cervello, funzionando come un computer collegato a questi “Big Data”, elabora valutazioni e comparazioni fornendoci le risultanze con intuizioni e percezioni: sensazioni ed esperienze del presente vengono relazionate alla “cono-scienza” del passato collettivo suggerendo quanto sta per avvenire.

Con questi meccanismi i “data base” di riferimento, a nostra insaputa, vengono continuamente aggiornati, i modelli comportamentali rielaborati, approntati di nuovo e subito a disposizione.

Con questo non intendo affermare che il pensiero analitico debba essere superato, tutt’altro; affermo che unendo ad esso la fase intuitiva si possono raggiungere percentuali di successo fino al 90% come sperimentato particolarmente in ambienti scientifici Israeliani.

In ogni caso, se l’intuizione subisce la fama, che ritengo immeritata, di opzione rischiosa e incerta, anche affidarsi soltanto al razionalismo può indurre ad errori, un eccesso di logica può ostacolare i processi decisionali e comunque non costituire la scelta migliore.