Chiariamoci un po’ le idee

Autore Ercole Marcheschi

28 Aprile 2020

In un clima di immensa confusione quale quello che caratterizza questo tempo di “reclusione”, segregati con il pretesto del coronavirus, possiamo spingerci in riflessioni insolite in condizioni cosiddette normali.

Con questo mio scritto voglio proporre di riflettere semplicemente sul funzionamento di una libera Economia e come, di conseguenza, funziona uno stato moderno di democrazia liberale (non liberista) per, infine, trarre alcune semplici conseguenze.

Cominciamo a dire che L’Economia (non la Finanza), in un sistema liberale (non liberista), è unica a produrre reddito soggetto a tassazione.

Questo non vuol dire che le imposte e le tasse le pagano le sole Imprese bensì che le Imprese producono tutto il reddito e la tassazione viene distribuita in funzione della distribuzione del reddito prodotto.

Il meccanismo funziona (teoricamente) in maniera molto semplice: le imprese pagano stipendi e contributi ai lavoratori dipendenti, pagano i lavoratori autonomi (professionisti, lavoratori autonomi in generale) mentre artigiani, e commercianti sono qualificabili come Imprese a tutti gli effetti e tutti provvedono, più o meno direttamente, a versare quanto dovuto per imposte, tasse e contributi.

Naturalmente non mi produco ulteriormente in dettagli, non è questo il tema che intendo approfondire.

Il monte delle imposte, tasse e contributi viene prelevato dal Sistema Stato (Istituzioni, enti locali, ecc.) che provvede a pagare tutti i servizi (sanità, istruzione, giustizia, ordine pubblico, pensioni, dipendenti pubblici, strade, manutenzioni, costi di gestione, ecc.): l’apparato burocratico pubblico provvede a tutta questa gestione perché “delegato” dalla economia.

Ruolo della politica, anche essa, di fatto, pagata dalla economia, è quello di equilibrare l’utilizzo di questo monte risorse anche utilizzandole come leva di indirizzo dell’economia o come investimenti diretti in aree o produzioni ritenute strategiche per il Paese.

E’ subito del tutto evidente che senza l’apparato economico il sistema pubblico non esisterebbe, non sarebbe in grado di esistere, cioè lo stato vive, esiste, solo se sostenuto dai privati che operano in una libera economia.

In questa ottica lo Stato, e per esso la Politica, è il primo servitore del sistema economico, il primo responsabile del buon funzionamento di quanto gli è stato affidato, il primo garante nei confronti di tutti coloro che, direttamente o indirettamente, compreso l’apparato pubblico, confidano sulla corretta interpretazione del Sistema.

Quindi i cittadini tutti non sono sudditi dello Stato, sono “Lo Stato”, sono coloro che dispongono, non sono i “Clienti”, non sono gli “schiavi” ed hanno il potere di decidere il loro destino e quello dello Stato.

Questo viene definito “Sistema Democratico” e, siccome tutto su questo pianeta è perfettibile, Lo Stato dovrebbe dotarsi ed alimentare gli anticorpi per evitare discrasie, una non corretta interpretazione o, ancor peggio. un uso improprio, la manipolazione a scopo di parte, la violazione dei Patti originali sottoscritti con la Costituzione.

Purtroppo, nel dopoguerra, abbiamo assistito (ed abbiamo subito) a molti episodi di manipolazione e di stravolgimento della Costituzione a beneficio di esigue minoranze sotto l’egida di personaggi e di gruppi privi di scrupoli ed al servizio di poteri non democratici.

La sopraffazione, attuata manipolando comunicazione ed informazione e carpendo la buona fede delle Persone, è diventata una consuetudine non più accettabile: queste dinamiche indotte, il fomentare odio verso chi non si adegua al Pensiero Unico, il “politicamente scorretto”, stanno conducendo il paese allo scontro sociale (probabilmente cercato) e non credo che ne siamo distanti.

Abbiamo assistito negli anni, e continuiamo ad assistere, ad uno Stato, e per esso la classe di governo, che si atteggia a magnanimo benefattore, a dispensatore di sostegno di sopravvivenza, ad assicuratore di aiuti: ma gli aiuti non sono tasse ed imposte pagate e da pagare?

Un primo ministro e tutto il suo contorno si gloriano di essersi “appropriati” di fondi per il “proprio” ministero per promuovere il “proprio” elettorato: ma le tasse e le imposte non provengono dall’economia? Ma le tasse non le paghiamo noi che lavoriamo? Ma allora stanno usando i nostri soldi per i propri scopi!

Mi vien da dire “Benvenuto virus”, ora che ci sei, purtroppo, almeno fa che ci si possa liberare da questa gente che ci ha tassato sempre di più, per spendere a proprio vantaggio sempre di più, per accaparrarsi il consenso.

Cattolici ed ex comunisti nel dopo ’68 ci hanno distrutto scuola, cultura, identità ed economia regalandoci debito incontrollato e finanza globalista corrotta e speculativa: costoro sono arrivati alla fine della corsa lasciandoci ad affrontare un “dopoguerra” in cui sarà necessario evitare che vengano spazzati via pensioni, sanità, risparmi ed Imprese per cui, a pagare, saranno le classi più deboli particolarmente delle aree metropolitane che non avranno altra scelta che ribellarsi violentemente.

Sono di estrazione Mazziniana, Europeista per un altro tipo di Europa, dei popoli e delle nazioni, etica e solidale, tutt’altra cosa rispetto a quanto stiamo assistendo.

Non credo che questa Europa sarà il nostro futuro, credo che si dissolverà dietro ad una Germania che avrà perso anche la attuale “terza guerra mondiale” e solo allora si potrà cominciare a ricostruire.

Nei passi centrali del mio articolo, in questo Blog, intitolato “Il Nuovo ritrovi la Persona”, ho delineato la mia visione del futuro caratterizzata da una pseudo globalizzazione fondata prima su ridisegnati schemi economici e valoriali, interni, governati e successivamente su accesso a mercati internazionali altrettanto governati perché gli schemi statuali che conosciamo saranno stravolti, io credo, positivamente.

E’ nostro compito e dovere (“i doveri prima dei diritti” di Mazzini), mantenere la lucidità necessaria per da una parte andare a prenderci in Europa quel che ci spetta e che abbiamo profumatamente pagato anche più degli altri “coinquilini”, e dall’altra attrezzarci da subito, coraggiosamente, con gli strumenti che abbiamo e che ci vengono suggeriti da molte parti credibili e consapevoli.

Le connessioni esistenti ci impongono di tener fede ad i nostri impegni ma non possiamo e non dobbiamo muoverci con il cappello in mano, dobbiamo essere consapevoli che finanza e debito non sono quelli che ci hanno strumentalmente raccontato, sono ben altro e dobbiamo ribellarci al signoraggio impostoci.

Abbiamo risorse umane a disposizione molto più preparate ed efficaci di altri e dobbiamo saperle riconoscere per scegliere bene.

Andremo quasi sicuramente incontro a scontri sociali a cui non siamo preparati e che non pensavamo potessero accadere.

Due impostazioni alternative, irrimediabilmente distanti, non troveranno sintesi.

Da una parte la visione di uno Stato centralista, assistenziale, autoritario, con maggiore vocazione fiscale e tendenzialmente illiberale a difesa di privilegi ed a copertura del sistema liberista e globalista.

Dall’altra uno Stato liberale, che ritrovi la sovranità perduta, a favore dell’impresa e dell’iniziativa privata, per una regolazione sociale efficace ma non pervasiva, portatore di valori sociali e culturali sedimentati.

Questo dualismo si esprimerà nella divisione Nord vs. Sud, pubblico vs. privato, assistiti vs. più abbienti (lavoratori), burocrati vs. tutti.

E le Imprese?

Il nuovo regolatore sarà l’economia, l’imprenditoria moderna ed il management di nuova generazione, consapevoli ed illuminati, aperti alle connessioni ed alle innovazioni offerte da nuove visioni e dalle opportunità conseguenti al cambiamento.

La parte vincente sarà rappresentata dal nuovo sistema economico nelle sue componenti Capitale, Lavoro ed Organizzazione, i tre fattori produttivi che idealizzo.

Le fasce deboli dovranno essere protette proprio dalla ricchezza generata da chi la produce, e, su questo assioma, consapevoli delle connessioni esistenti fra le Persone, potrà proporsi esplicitamente un nuovo sistema valoriale.

In questa visione è necessario affermare che la generazione di ricchezza, facente finalmente capo non più a due ma a tre fattori produttivi (Capitale, Lavoro ed Organizzazione), è un grandissimo potenziale e va rispettato, promosso e celebrato (come il 1° Maggio): sarebbe anacronistico demonizzarlo se non altro perché è il vero sostegno alla seria costruzione di una democrazia moderna.

Per mobilitare immediatamente gli intellettuali “liberi”, le eccellenze di cui disponiamo sia in Italia che all’estero è necessario avere idee chiare e rappresentare una “visione”, un serio ed ambizioso progetto di ricostruzione del Paese, della sua cultura, della sua capacità, del suo orgoglio: la scelta non potrà che avvenire ricorrendo al popolo sovrano.

 

 

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